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IL POPOLO DEGLI UOMINI  BLU   

A titolo informativo uno dei popoli appartenenti alla Confederazione dei W56 si chiama proprio

 "IL POPOLO DEGLI UOMINI BLU" perché loro hanno la pelle bluastra.

Una legenda Sarda, molto antica, di circa 3mila anni addietro, racconta una storia che a dir poco sembrerebbe fantascienza, ma che, se preceduta dalla dichiarazione che un grande scienziato Italiano fece, si direbbe che è solo la narrativa di una storia avvenuta e vissuta qualche migliaio di anni fa dagli abitanti dell'isola.

 Forse non tutti sanno che il grande Einstein credeva fermamente nell'esistenza di vita intelligente su altri pianeti.

È attribuita proprio al grande fisico la seguente dichiarazione:
"I dischi volanti esistono e coloro che li possiedono sono esseri umani partiti dalla Terra 20mila anni fa. Essi tornano sulla Terra per tenersi al corrente della storia dell'uomo. È il ritorno alla sorgente..."
.

Raimondo De Muro, nei "Racconti della Nuragheologia" scriveva:

"Cento bisavoli prima del bisavolo mio, nella Sardegna, raccontano gli antichi, sono venuti gli uomini del pianeta blu, a pelle blu e liscia che pareva di porcellana, con un corpo che pareva pieno di aria, ma non era di aria ma trasparente come una vetrina, che non era possibile toccarli se uno non voleva essere fulminato all’istante. Dicono gli antichi che erano uomini di alta statura, con la faccia uguale alle statue di bronzo e di pietra che ricordano questa venuta. Sulla testa portavano un corno come un vomere e sulla fronte un porro che lampeggiava. Si erano fatti vie di fuoco e in queste vie restava la polvere della vita e da questa polvere è nato ogni essere vivente, racconta il proverbio antico"

e continua:

"Si tratta di una spiegazione, questa della nuragheologia, piuttosto avventurosa, ma che dimostra, ancora oggi, la sua validità, posto che non si possano essere certezze in materia. In realtà non sappiamo che cosa sia realmente la vita. Sappiamo solo che alcuni suoi ingredienti di base come l’idrogeno, l’ossigeno, l’azoto, il carbonio esistono un po’ dappertutto e che questi, aggregandosi, servono come materiali della struttura vivente. Ma, scoperti i mattoni della vita, il resto è buio completo! Resta solo questo racconto della nuragheologia, che non è racconto mitologico ma una esperienza vissuta da lontani progenitori, che può essere e non può essere! "

Poi De Muro scrive anche sulla Grotta del Bue Marino:

"Sicché, quando i giovani saranno i vecchi e i vecchi saranno i giovani l’avvenimento ricordato con quella scrittura figurata, nella parte della grotta del Bue Marino e non solo in quella ma in mille altre grotte marine e terrestri dell’isola, se queste fossero state lasciate intatte con la loro storica narrazione, si ripeterà, cioè, l’incontro avvenuto nell’isola tra i Sardi che avevano esperienze di galazzoni e quindi a conoscenza dell’esistenza, non solo di altre infinite umanità più o meno a somiglianza della nostra, ma anche di infiniti altri pianeti, più o meno consimili alla terra, coi quali è possibile, un incontro, come quello già avvenuto circa tremila anni fa.
Si dirà che questo è fantascienza, ma non lo è affatto, perché un simile avvenimento è scientificamente probabile che sia avvenuto, perché, oggi, siamo in grado di provare che a quell’epoca, un gruppo di pianeti della Via Lattea e precisamente quelli della costellazione di Sino si trovavano dalla terra, per via dell’eterno spostarsi nell’universo, a circa cinquanta anni luce di distanza (la galassia è un disco di centomila anni luce). A quella distanza era possibile «incontrarsi», perché, i Sardi e quindi gli extra terrestri ancora di più, i loro «messaggi» li trasmettevano con la percezione sensoriale (oggi purtroppo un esercizio impossibile per l’uomo non più addestrato da sessanta generazioni) il che permetteva loro di ricevere e trasmettere col pensiero, ad una velocità di gran lunga superiore ai trecentomila chilometri al minuto secondo."

Cut

"C’è un fatto testimoniale incontrovertibile, che nessuno può negare, ed è che in Sardegna, nelle sue grotte e anche nelle grotte di altri popoli, su accennati, esistono ancora e sono alla vista di tutti, delle incisioni o figurazioni schematiche antropomorfe che raccontano questo incontro."

"Non è pensabile che questi esseri umani abbiano perso il tempo a fare ciò per gioco, se lo hanno fatto vuol dire che hanno trovato bisogno di eternare e far sapere ai posteri questo straordinario avvenimento. Avvenimento che si ripeterà, ed è questo forse il motivo che li ha indotti a fare quelle iscrizioni in ogni grotta, perché lo capissero e lo sapessero tutti e tutti si preparassero, quando i giovani saranno i vecchi e i vecchi saranno i giovani. Ma quando? Quando quel pianeta si ritroverà nella medesima distanza di quella epoca? Questo è il punto, quando avverrà ciò?
In qualunque tempo avvenga questo ritorno degli uomini blu è un problema che riguarderà le generazioni future, a noi, oggi, ci serve, prendere atto che gli antichi ci hanno lasciato una «notizia», in cui ci dicono che altri esseri umani di altri mondi, sono venuti qui su questo pianeta e che torneranno. Prendiamo atto di questa «documentazione»" ||

Raimondo De Muro nasce a  Siurgus Donigala nel 1916, scrittore e organizzatore culturale, ha dedicato la sua vita alla conoscenza e alla promozione delle tradizioni del suo paese natio e della Sardegna, ma sempre con grande curiosità e apertura per le cose del mondo. Prevedendo con largo anticipo l'importanza del turismo e della cultura per lo sviluppo dei paesi della Sardegna, fu fondatore del gruppo folkloristico di Siurgus Donigala e presidente della ProLoco negli anni '60.


I racconti della Nuragheologia sono stati scritti da Raimondo de Muro, nell'arco di oltre trent'anni. L'opera completa consta di cinque romanzi, più un sesto libro che è una sorta di compendio di quelle che egli definisce “le norme di vita della Nuragheologia”. Cosa sia la Nuragheologia, non è facile da spiegare.

In sostanza R. De-Muro sostiene che, in Sardegna, è esistita, e forse in qualche modo sopravvive ancora, una sorta di “organizzazione comunitaria”, diffusa soprattutto nel mondo agro-pastorale, con proprie leggi e norme di condotta; un ordinamento sociale che, correndo parallelo alle vicende storiche ”ufficiali” dell’isola, affonda le sue radici nei millenni, risalendo fino all’epoca nuragica. 

 “Norme di Comportamento” sono riferite ad aspetti consueti della vita agro pastorale (quale tipo di legna è bene usare per cuocere il pane, qual è l’ora migliore per portare le greggi al pascolo…) alcune invece si riferiscono ad aspetti particolari, che potremmo definire “magici”, anche se il termine è riduttivo e non esaustivo.
I racconti furono pubblicati nei primi anni ottanta da una piccola casa editrice, ora non più attiva, e ormai sono in circolazione poche copie; nonostante ciò La memoria della Nuragheologia è ancora viva, non solo in Sardegna. 

 

 

Un isola al centro del pianeta.

 “Secondo l’autore dei “Racconti della Nuragheologia” l’isola sarebbe ubicata al centro del pianeta e in posizione di radioascolto ottimale. Una simile centralità le fu riconosciuta da Tolomeo e anche dal padre Gemelli in uno scritto del 1738.

Il continente americano – concludeva De Muro – è in banda negativa per capire questi segnali, mentre la Sardegna, il monte Sinai e il Tibet dovrebbero trovarsi in banda positiva. Se il centro radio NASA fosse ubicato in Sardegna, le probabilità di collegarci con gli alieni sarebbero maggiori. Tra le migliaia di testimonianze registrate da De Muro, dalla vive voce di coloro che avevano memorizzato uno scibile antico (che l’autore ha selezionato col criterio della autenticità e attendibilità), ci sono molte indicazioni sui presunti rapporti tra gli abitatori delle isole e gli extraterrestri. In particolare, nel sesto e ultimo volume dei “Racconti della Nuraghelogia”.

 

 

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